Al cinema Astra di Trento c'è un'Osteria, peraltro, segnalata dal Gambero Rosso. Buona idea, in linea con l'immagine intellettuale e ricercata che i gestori hanno ritagliato per il loro locale.
Il cibo, già provato in passato, è interessante, mai banale e, spesso, fine e gustoso. Ciò non toglie che, se fossi io l'omino segnalatore delle guide gastronomiche, non concederei mai il bollino a chi fa morire di fame la gente (non nel senso che si muore di fame, ma nel senso di un ingiustificato squilibrio quantità-prezzo).
Stasera siamo tornati là per un "appuntamento di degustazione", ovverosia, per cenare e provare i vini della Cantina Sociale di Trento. Dunque...
Per antipasto, un vasetto di salsina innominata (il gestore-cameriere si è rifiutato di darci qualunque informazione), semidensa poco più dello yogurt, con infisse travette di carote cotte. Era acida, ad un gusto di verdura che non distinguevo. La tipa coi tacchi ha detto che era tipo guacamole, ed era vero. Poi ha fatto la fica col gestore-cameriere, e lui ha ammesso che, sì, c'entrava il guacamole e pure lo yogurt - ma secondo me ha annuito solo per sviarla.
In abbinamento, Trentino DOC Pinot Grigio 1339 (2010) dal freschissimo odore floreale, non molto complesso, per il vero, ed al palato ben più caldo di quanto ci si aspettasse, forse anche per via dell'inattesa gradazione alcolica del 13%, con una sapidità inizialmente volta a compensare l'acidità ma, alla lunga, troppo intensa; inoltre, senza gran personalità. Comunque, l'abbinamento ci stava.
Venendo al primo, ecco una "Piccola parmigiana di melanzane": saporita, leggera e, effettivamente, molto piccola. L'accompagnamento consisteva nel Trentino DOC Heredia Bianco (2010), un uvaggio di Chardonnay 60% e Pinot Bianco 40%, all'aroma di frutta e, al palato, abbastanza armonico, più maturo e raffinato del precedente e, tuttavia, senza grandi pretese (a nostro dire).
Infine, come secondo, una "terrina di coniglio", ossia, due fette (sottilissime) di una sorta di patè di carne, verdure ed aromi, in una combinazione delicata ed in buon accordo. Accanto, una salsa di zucca speziata e lievemente piccante, altrettanto buona e fine, chiamata chutney, ed un bicchiere di Trentino DOC Heredia Rosso (2008), uvaggio merlot e cabernet, che, malgrado gli interessanti presagi di spezie e frutta sciroppata lasciati al naso, decadeva in un sapore piuttosto piatto, oltreché del tutto fuori luogo con il coniglio (ammetto, però, che potrebbe entrarci qualcosa il filetto di cefalo affumicato, mostruosamente salato, al punto da compromettere l'intero palato per lungo tempo.
La serata, ad ogni modo, verrà ricordata perlomeno per i tacchi, durati incredibilmente più di 5 minuti.
mercoledì 29 giugno 2011
mercoledì 1 giugno 2011
75^ mostra dei vini del Trentino - Palazzo Roccabruna
La grande "abbuffata" al Castel del Buonconsiglio è stata preceduta dalla degustazione, comunque ricca, al Palazzo Roccabruna. Un venerdì sera i nostri stanchi eroi hanno pedalato fino al sontuoso portone del Roccabruna pronti ad intraprendere la prima sfida di vini intergalattica. La gara intende confrontare la capacità di scelta di un vino di qualità (nel mio caso spesso di parla di botta di c**o) e le competenze apprese nell'arte della degustazione.
Si scontrano due pesi piuma (ma solo per quel che riguarda il vino...ahimè!)...L vs S...5 euro = 5 degustazioni...foglietti per le ordinazioni da compilare e gioppini a ruota.
Il primo round vede scontrarsi due Trento D.O.C. Riserva:
Punteggio finale 4 - 2
Si scontrano due pesi piuma (ma solo per quel che riguarda il vino...ahimè!)...L vs S...5 euro = 5 degustazioni...foglietti per le ordinazioni da compilare e gioppini a ruota.
Il primo round vede scontrarsi due Trento D.O.C. Riserva:
L) TRENTO DOC BRUT RISERVA 2003 FLAVIO Rotari Gruppo Mezzacorona: la degustazione all'olfatto porta alla mente una giornata di sole, erbe e legno seccati. Il gusto salato, aspro e aromatico.
S) TRENTO DOC RISERVA 2005 CUVEE DELL'ABATE Abate Nero Trento: odora di frutta matura. Sulla lingua è salato con una punta dolce. Morbido.
Punteggio parziale 1 - 0
Muller a confronto:
L) TRENTINO DOC MULLER THURGAU RIO ROMINI 2010 Vivallis Nogaredo: Profumo fresco di cachi vaniglia e mela verde. In bocca molto più dolce di quello che i profumo faceva pensare. Aromatico e forte.
S) TRENTINO DOC MULLER THURGAU DICEMBRA 2010 Valle di Cembra Cantina di Montagna: odori di frutta esotica e...bè sembra proprio muffa. Amaro e salato al gusto.
Punteggio parziale 2 - 0
I primi due rossi sono:
L) TEROLDEGO ROTALIANO DOC CLESURAE 2007 Cantina Rotaliana di Mezzolombardo:a naso ricordi di vasetti impolverati di ciliegie sotto spirito. Affumicato e molto tannico.
S) TEROLDEGO ROTALIANO DOC 7 LE PERGOLE 2006 Villa Corniole Verla di Giovo: aroma di tabacco e frutta matura.
Punteggio parziale 2 - 1
Seguono due uvaggi rossi (entrambi meritano un punto):
L) V.D.D. IGT ROSSO SGALMERA 2008 Maso ai dossi Cimone: anche in questo caso un sentore di ciliegie (questa volte fresche). Amaro e salato.
S) V.D.D. IGT ROSSO RITRATTO 2008 La Vis: frutti di bosco, tabacco, legno e resina.
Punteggio parziale 3 - 2
Lo scontro finale è tra vinio dolci passiti:
L) VINO DA UVE STRAMATURE CARLO DONETA 2008 Maso ai dossi Cimone: un' esplosione di profumi intensi e deliziosi che vanno dagli agrumi canditi alle spezie come zenzero e cadamomo. Annusando a fondo acqua di fiori d'arancio e ambra. Straordinario!
S) VINO PASSITO DOLCE SAN MARTIM 2007 Grigoletti Bruno Nomi: Frutta secca e molto matura.
S) VINO PASSITO DOLCE SAN MARTIM 2007 Grigoletti Bruno Nomi: Frutta secca e molto matura.
Punteggio finale 4 - 2
sabato 28 maggio 2011
75^ Mostra Vini del Trentino
Piazzare la mostra dei vini nel Castello del Buonconsiglio è stata un'ottima idea. Si è infatti passati dalla grande fiera degli anni scorsi, con orde di gente stipate in un magazzinone, ad ingollare vini senza pietà, ad un'esperienza molto più raccolta, tranquilla e suggestiva. Bello.
Peccato, soltanto, aver avuto poca dimestichezza col Castello - nessuno di noi lo visitava da anni -, perché, non sapendo dove cavolo fosse la Sala delle Marangonerie, abbiamo perso alcune tra le cantine più importanti... o, meglio, le abbiamo trovate alla fine della visita, oramai troppo provati ed annebbiati dai fumi alcolici. (o, meglio, le ho trovate troppo tardi, perché quella lì ha bevuto pochissimo...tzé).
Per la cronaca, le cantine rappresentate erano una trentina in meno rispetto alle precedenti edizioni, in ragione di una sorta di sommossa dell'Associazione Vignaioli del Trentino, motivata - a quanto è dato capire dai quotidiani - con la subalternità della P.A.T. rispetto alle grandi cooperative locali, nell'attuazione del piano volto a riorganizzare l'indigeno comparto vitivinicolo trentino.
Venendo agli assaggi (anzi, ormai, alle degustazioni!), in breve:
Spumanti. (Legenda: I=Io, M=il moccolo umano)
(I) TRENTO DOC BRUT OPERA MILL. 2007 Opera Vitivinicola in Val Di Cembra (): note floreali e, naturalmente, di lievito; sapore troppo salato. Deludente.
(M) TRENTO DOC BRUT RIS. 2005 Maso Martis (Trento, loc. Martignano): equilibrato. Discreto...
(M) TRENTO DOC BRUT METHIUS RIS. 2005 Dorigati (Mezzocorona): intenso, complesso e ben equilibrato. Molto buono!
Bianchi.
M: TRENTINO DOC MULLER THURGAU AI DOSSI 2010 Maso ai Dossi (Cimone): aroma intenso, molto fiorito; in bocca fresco e delicato. Buono!
(I) TRENTINO DOC MULLER THURGAU DEI 700 2010 Gaierhof (Roverè della Luna). Profumo intenso, soprattutto floreare, con una nota spiccata di sapone (o qualcosa del genere!), in bocca fresco, una piacevole prosecuzione degli odori.
(I) VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT INCROCIO MANZONI CASTEL SAN MICHELE 2010 Fondazione E. Mach (S. Michele all'Adige). Floreale e fruttato; al palato spiccano acidità e sapidità, nonché una certa cremosità.
(I) V.D.D. IGT RETIKO Grigoletti Bruno (Nomi). Incrocio di 60% Chardonnay, 20% Sauvignon Blanc, 20% Incrocio Manzoni. Estremamente complesso all'olfatto, colpiva una particolare nota di pannocchia; in bocca, fresco e morbido, bilanciato.
(M) V.D.D. IGT ARÇENTARIE 2010 Villa Piccola (Faedo). Mah. Fresco e salato, con un fastidioso sapore di raspo.
Rossi.
(I) TRENTINO DOC ROSSO NAVESEL 2008 Simoncelli Armando (Rovereto). Incrocio di 40% Merlot, 30% Cabernet Franc e 30% Cabernet Sauvignon. Aroma complesso, spiccavano legno e frutti di bosco, sapore caldo e morbido, equilibrato. Buono.
(M) TEROLDEGO ROTALIANO DOC 7 PERGOLE 2006 Villa Corniole (Verla di Giovo). Al naso è intenso, con sentori di frutti di bosco in sciroppo e di tabacco; sapore sapido e tannico, ben equilibrato. Molto buono!
(M) TRENTINO DOC LAGREIN CINABRO 2008 Secchi Alessandro (Serravalle a/A). Morbido ma, al contempo, troppo fresco ed acidulo...
(I) V.D.D. IGT ROSSO CORINDONE 2008 Secchi Alessandro (Serravalle a/A). Cabernet Sauvignon e Merlot. Aroma di frutta matura, al palato sapido e leggermente tannico, ma con una nota forse troppo acidula.
(I) TRENTINO DOC MARZEMINO CASTEL FIRMIAN 2009 Mezzacorona (Mezzocorona). Colore rosso rubino con orli violacei, al naso fruttato, in particolare amarena e lampone, mentre, al palato, sapido, leggermente acido e molto tannico. Discreto.
(I) VDD IGT ROSSO TREY 2009 Villa Piccola (Faedo). Acetoso.
(I) TEROLDEGO ROTALIANO DOC MASO SCARI 2007 Barone de Cles (Mezzolombardo). Odore intenso con sentori di frutta sotto spirito, in bocca tannico, abbastanza sapido e, al contempo, morbido. Da riprovare sobri.
(I) TEROLDEGO ROTALIANO DOC DIEDRI 2007 Dorigati (Mezzocorona). Eravamo oramai al limite... comunque, aroma di frutta, forse amarena...
Dolci.
(M) VDD IGT MOSCATO ROSA 2009 Fondazione E. Mach (S.Michele a/A). Uva fragola... Un po' troppo dolce...
martedì 12 aprile 2011
Vinitaly '11 (parte 2)
...Il Ristorante della Regione Toscana, organizzato da vari comuni locali, vale ben più di 25,00 euro d'ingresso, tra:
- antipasto: incredibili formaggi a latte crudo, perlopiù pecorini, accompagnati da una confettura dolce di cipolla di Treschietto;
- primo: tortelli maremmani al ripieno di ricotta ed erbe, conditi al sugo di Mucco Pisano;
- secondo: grigliata di Cinta Senese (razza suina così chiamata dalla striscia bianca che "cinge" il torace del puerco) e di verdure (sottolio?);
- pasticceria: un panettone liquoroso (toscano?) ed un panforte particolarmente morbido;
- vino: mescita costante - al punto da costringerci a versare il vino rimasto in qualunque recipiente a portata di mano, pur di liberare il bicchiere al passaggio del cameriere ed evitare di perdersi il vino successivo - alla fine erano due, ma come potevamo saperlo?) -, prima, di fresco e sapido Parrina Bianco DOC (2009) de La Parrina di Orbetello (GR) e, poi, Chianti Classico DOCG Vignole della Tenuta di Vignole da Panzano in Chianti (FI);
- pani: pane toscano tradizionale, oltre ai Biscotti di Roccalbegna (da Grosseto), ossia particolari biscotti salati all'anice, duri e friabili, ed al Pane Marocco di Montignoso (da Massa Carrara), ottenuto con farina di mais e farina di gran tenero.
Tornando agli assaggi, il padiglione toscano ci offre un discreto vino che, dato il suo normale prezzo, difficilmente avremo modo di recuperare in futuro (salvo furti), ovverosia il Toscana IGT Camartina (2007) della Querciabella da Greve in Chianti (FI), prodotto con standard biodinamici da uve 70% cabernet sauvignon e 30% sangiovese. La Pirla ha le gambe molli, io però non ho pietà e tiro avanti.
Infine, ci si appropinqua alle origini, cioè alla cantina Donna Clara di Licusati di Camerota (SA), per portare a casa almeno un minimo assaggio dei tre principali bianchi campani. Così, dietro la saggezza del vecchio standista, assaporiamo prima "la donna perfetta, che è la donna quarantenne", in forma di Cilento Fiano DOP Pante, poi la "donna diciottenne", che si presenta come Campania Greco IGT Terre 15, per concludere con la "donna quindicenne" (la preferita dello standista), il cui odore, in effetti, è intenso come uno schiaffo, ossia il Campania Falanghina IGT Caracea.
Ci mancherebbero ancora l'intera Campania e la Sicilia ma, stravolti, alle 17.30 ripieghiamo verso casa. Giusto in tempo per salire sullo stesso bus-navetta di un gruppetto di ultrà che, in quell'ambiente rilassante da carico di bestiame, scandisce cori da curva, si dimena, suda, a mezzo metro da noi. Il treno ritarda la partenza di 30 minuti per attendere l'ambulanza. Spero che sia uno di quei dementi.
Vinitaly '11 (parte 1)
Il caldo pesante, la ressa da suk, la babele di stand incastrati, disordinati (rispettate le mappe!), assediati, la drammatica mancanza di seggiole, risciò o qualunque altro oggetto su cui posare il culo: questi sono gli ingredienti del nostro primo, massacrante Vinitaly.
Cominciamo da Agrifood, fiera all'interno della fiera dedicata all'agroalimentare. Pilucchiamo qua e là e, tra una fetta di salume, un cucchiaio di miele ed un'oliva-senza-qualcosa (sodio?), in particolare, scopriamo la sperimentazione culinaria "Insolito panettone" della Dolciaria Loison di Costabissara (VI), da tenere d'occhio, così come appuntiamo l'ottimo mieleaceto dell'apicoltura Gianni Castellari da Montebaranzone (MO).
Gustose anche le birre artigianali (non pastorizzate né filtrate), soprattutto l'aromatica Cotta 21 Bionda dei Mastri Birrai Umbri di Giano dell'Umbria (PG), ricavata da orzo e farro ad alta fermentazione, e la doppio malto ambrata ed amarognola M'anis 7.3 (lager bock), dell'omonimo birrificio di Montebelluna (TV), nonché, da menzionare per la particolarità, l'Ambra Rossa di Treviso, birra d'orzo aromatizzata al Radicchio rosso trevigiano, prodotta da San Gabriel di Ponte di Piave (TV).
Messe due molliche nello stomaco, ci gettiamo allo sbaraglio nel padiglione Veneto a caccia di Prosecchi ma, privi di riferimenti, rimbalziamo tra le vetrine di stand grandi e lussuosi, azzardandoci ad entrare solo alla cantina Mionetto di Valdobbiadene (TV), dove un intrattenitore troppo snob, in un ambiente troppo chic, ci sottopone lo spumante extra dry Sergio - niente di speciale - e lo spumante dry Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Cartizze - migliore, ma sempre un vino alla buona -.
In cerca di maggior fortuna, passiamo al padiglione piemontese dove, grazie ai sudati schemini della Wine-girl, sappiamo già su chi puntare. Ovviamente, riusciamo a visitare soltanto un'infima percentuale delle cantine in programma, ma tanto basta per approcciare due validissime qualità di uva: il famoso nebbiolo e l'ignota erbaluce.
- Ciek di Agliè (TO) è una cantina localizzata nel Nord Piemonte, zona di coltivazione della bacca bianca erbaluce; affrontare la scontrosità dello standista vale a fronte di un fresco Erbaluce di Caluso DOC Misobolo (2009), un po' meno per l'asperrimo Erbaluce di Caluso Spumante DOC Calliope Brut (Mill. 2009);
- l'espositore della cantina Ferrando di Ivrea (TO), anch'essa del Nord, è di tutt'altra pasta, e forse anche la sua simpatia contribuisce a farci apprezzare enormemente le sue proposte, dall'Erbaluce di Caluso DOC Cariola (2009), intenso ed equilibrato, all'Erbaluce di Caluso DOC La Torrazza (2009), pur un po' più banale, per finire con l'Erbaluce di Caluso Spumante DOC La Torrazza Brut (Mill. 2009), un ottimo aperitivo da riprovare;
- giungiamo finalmente nelle Langhe (colline) del Barolo, dove l'altezzoso standista della cantina G.D. Vajra, ancora di Barolo (CN) ci propina, in una sfilza di autocelebrazioni e lusinghe, un Barolo DOCG Albe (2006), troppo pastoso e pesante, ed un Langhe DOC Nebbiolo (2009) che già non ricordo più;
- invece, il top del Piemonte è senza dubbio Brovia di Castiglione Falletto (CN), i cui Barolo DOCG Ca' Mia (2006) e Barolo DOCG Villero (2007) sono incredibili per ricchezza ed intensità, e verranno ricordati come i migliori assaggi del Vinitaly;
- di alta qualità, infine, l'affermata (solo io non la conoscevo?) Fontanafredda di Serralunga d'Alba, il cui gorilla viene superato solo grazie alle nostre altolocate raccomandazioni ed al mitico Enzo, che ci riserva un tavolino e tre ottimi vini, ovvero, il bianco avvolgente Roero Arneis DOCG Pradalupo 2010 ed i rossi di corpo Barbera d'Alba DOC Superiore Papagena 2007 e Barolo Vigna La Rosa DOCG 2006, in compagnia di gustosi salsicciotti crudi (potrebbe essere la cd. Salsiccia di Bra, prodotto tipico piemontese ottenuto dall'unione di carne di vitello e grasso di maiale) e ricotta aromatizzata alle erbe.
Usciamo, la fatica ed il sole cominciano a farsi sentire... si notano di nuovo delle persone sedute presso un cartello "fermata bus" e ci si chiede se quel cartello sia credibile, là, in mezzo alla fiera ed alla bolgia... ecco forse una nuova fortezza bastiani... forse è ora di mangiare.
POSTILLA 13.2.2012: uno dei lati negativi dell'esperienza sta nel sentimento di disprezzo che questa provoca verso se stessi ogni qual volta, col senno di poi, ci si guarda indietro. Stavolta, degno di biasimo è il frettoloso ed ignorante giudizio sputato un anno fa su Vajra: e dire che sarebbe bastato capirne poco in più, di vino; e dire che sarebbe bastato avvicinarsi, anche di sfuggita, alle persone che ci sono dietro.
giovedì 24 marzo 2011
Aperitivi Slow Food, sulla scia del gusto 2#.
Contestualizzo la postazione di lavoro: cappuccino e biscotti alla cannella spagnoli, macchina fotografica, guida Slow Wine 2011 e volantino aperitivi Slow Food (mi sento la Carrie Bradshaw del vino...tipo sex and the wine...no per quello c'è la Geisha Gourmet...e allora...wine and the city...ecco!)
Slow Food , dal momento in cui abbiamo stretto la tesserina di socio giovane tra le nostre mani di lattante, ci propina assaggi e ingozzamenti più o meno ingenti. Il primo aperitivo slow al Simposio, in data 8 febbraio 2011, presentava il riso di Grumolo delle Abbadesse (Presidio Slow Food) che incontra scaglie di Trentingrana DOP e olio del Garda DOP, il vino purtroppo non è sfuggito al palato ma allo sguardo.
Lo scorso martedì 15 marzo titolava l'ora dell'aperitivo con un accattivante "di che colore è la tua polenta?", polenta è sinonimo di grandi quantità e cibi saporiti e grassocci in accompagnamento...e così è stato.
Nel nostro piattino si sono sposati presidi veneti e trentini bagnati da un vino d'agricoltura biodinamica (che si è vero segue il calendario lunare!).
La polenta la definirei molto chic, un delicato semolino a confronto della cara e vecchia "giallona" dalla grana grossa che cucinava la mia nonna, il mais biancoperla (Presidio SF) è l'ingrediente principale insieme ad acqua e sale. Le pannocchie affusolate con chicchi perlacei e brillanti si coltivano nel territorio collinare tra Treviso e Venezia (viene infatti chiamata polenta di Treviso), viene spesso abbinata a quelli che per noi montanari sono piccoli tesori marini come moeche, gamberi e baccalà, considerati invece cibo povero per gente di laguna e "terra ferma".
Coloravano la polentina alcune fettine di luganega trentina (Presidio SF) e l'ormai onnipresente mortandela della Val di Non (Presidio SF), entrambi salumi che a mio parere dovrebbero sempre essere accompagnati e alternati da almeno un tocchetto di formaggio stagionato o un vino proprio di quelli corposi.
La luganega ognuno la prepara diversamente (gli ingredienti sono comunque quasi sempre gli stessi: carne magra e lardo di suino, sale pepe macinato e aglio), ricordo che papà degustava le luganeghe che ci venivano regalate come noi degustiamo ora il vino - quando ero piccola era normale ricevere in dono una luganega o un sacco di patate... ora non più purtroppo -. Il salcicciotto trentino rimane comunque molto apprezzato e gustoso e la sua ciccia fresca si sposa perfettamente con la calda polenta.
La mortandela è una specie di vip food, sempre presente e se ne parla comunque nel bene o nel male, quella degustata era piuttosto fresca e meno saporita di altre assaggiate. La palletta di carne suina e aromi non insaccata e affumicata viene lasciata a riposare/stagionare su assi di legno e strati sottili di farina di grano saraceno per almeno 25 giorni.
Guest star della serata la produttrice del vino proposto in accompagnamento alle cibarie, un Vallagarina IGT Cabernet Sauvignon dell'azienda agricola Vilàr, un rosso intenso che però a mio avviso non copriva o pareggiava l'intesità dei salumi.
martedì 15 marzo 2011
La tradizione da zero?
Qual è la differenza tra il confronto critico con la propria tradizione gastronomica e la preparazione di un piatto tradizionale personalizzato?
Semplice: il primo tipo di gioco presuppone l'esperienza, la dimestichezza con lo specifico prodotto tradizionale, il quale viene sviluppato attraverso sia le ulteriori esperienze del cuoco, sia la sua inventiva; la seconda attività, invece, muovendo da un'esperienza pratica estranea al prodotto tradizionale, si basa esclusivamente sulla curiosità del cuoco, che intende riprodurre (da zero) un piatto dal quale è incuriosito per qualche motivo (la diversità rispetto a ciò che è gli abituale, i ricordi del passato ecc.), innovandolo (anche inconsciamente) in conseguenza della sua peculiare cultura pratica. Il piatto che risulterà da quest'ultimo processo potrebbe anche essere molto buono ma, probabilmente, mancherà di un certo non-so-che...
Finita la breve premessa rivolta a lei sa chi è, lei sa cos'è, ieri ho mangiato la torta di patate in casa Yamamai.
La ricetta era quella custodita dalla Confraternita della torta e del tortel de patate, segnalata nell'occasione dalla Geishagourmet. Quindi, solo patate Kennebec, olio e sale - credo -, senza aggiunta di farina.
Obiettivamente, però, il risultato non è stato dei migliori, con i tortel(li?) che, bassi come un'ostia, non avevano gran consistenza e, per di più, si sono induriti ai bordi. Do comunque atto - per correttezza - della mancanza di idonea grattuggia.
| Prima |
| Dopo |
A parte la portata principale, il resto era eccellente. A partire dall'insalata di cavolo cappuccio "a punta" (al solito prezzo-trento del fruttarolo Demattè in piazza Duomo, assieme alle patate), tagliato a mano a pezzettoni ben macerati, e continuando con il tipico contorno di fagioli borlotti.
Al vertice, però, l'incredibile formaggetto puzzone a pasta molle La Tur, di origine piemontese, fatto con latte di mucca, capra e pecora, molto aromatico e gustoso (acquisto Mein).
Senza dimenticare, poi, la Cecina de León (sempre Mein, probabilmente la Geisha fa pubblicità occulta), carne bovina salata, affumicata e poi essiccata, appunto, nella provincia spagnola di León: insomma, una sorta di bresaola affumicata.
Il tutto, accompagnato da una gustosa bozza di Dolomiti IGT Pra' dei Fanti Maso Bastie (Volano), un vino Merlot combinato con uve, per metà, barricate e, per metà, sottoposte a macerazione carbonica (da cui la morbidezza ed il sentore fruttato).
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