domenica 12 maggio 2013

Natura Mente Vino 2013 - vino bio ed "eco-friendly" trentino

Valeva la pena partecipare anche solo per pigliarsi, in omaggio, la torcia ricaricabile a mano (non vedo l'ora che salti la luce in casa per metterla all'opera).
O anche solo per scambiare due chiacchiere con i produttori, i quali solitamente, in manifestazioni del genere, sono troppo intenti a gestire la ressa per poterci dedicare qualche secondo di cordialità (al massimo due parole, tipo "chardonnay + botte" o "nosiola + tipico"). O forse siamo noi che ci approcciamo male, boh... Comunque, stavolta, complice un'affluenza non proprio oceanica, tutti - ma proprio tutti - si sono soffermati a parlare, raccontare, spiegare di tutto di più, rispondendo (con partecipazione, peraltro) ad ogni genere di nostra domanda ignorante. Fantastico!


Bisogna comunque dire che, in generale, si è respirata un'atmosfera particolarmente accogliente: un po' ha contribuito l'ambientazione della mostra, fatta di piccole sale e salottini (i locali interni dell'Auditorium Melotti di Rovereto), un po' l'insolita ospitalità delle aziende non-vinicole, che - cosa rara qui in Trentino - hanno messo a disposizione i loro prodotti senza far troppi complimenti.


Ma la cosa più importante - come sempre - è aver potuto sbirciare un po' nel mondo dei produttori, associare facce e vini, ricercare nella moltitudine dei bicchieri qualche prodotto che, a nostro dire, valesse la pena appuntare e ricordare. Perché il vino "naturale" potrà essere "pulito e giusto" ma non sempre è "buono": o meglio, ci sono vini da sapori "strani" e poco piacevoli (poi, magari, è il nostro palato a non essere avvezzo), ci sono vini ancora in fase sperimentale, per così dire, e vini gradevoli ma senza particolare personalità; poi, per fortuna, ci sono anche tante piccole perle.

Ecco alcuni tra quelli che ci hanno più colpito... in bene.

Trento DOC "Paladino" 2009 Revì (Aldeno) - certificato biologico - si presenta subito bene, in una sobria ed elegante veste chiara di cotone naturale, sotto la quale - sempre nel segno dell'ecologismo - c'è una bottiglia senza etichette, con le scritte impresse direttamente sul vetro. Il vino, poi, mantiene tutte le promesse: di colore paglierino-dorato brillante, ha bollicine di grana fine (anche se troppo scarse: ci avran servito proprio il fondo della bottiglia?); i profumi sono di frutta matura a polpa bianca, mandorle, lievito e crosta di pane; in bocca è morbido, cremoso ma anche sapido e di discreta acidità.
Trento DOC Riserva 2008 Bellaveder (Faedo) - in fase di conversione bio - è ottenuto da sole uve chardonnay, con fermentazione in parte in acciaio ed in parte in barrique e riposo di 36 mesi sui lieviti; di colore paglierino scarico, al naso ci mostra frutta secca e agrumi, fiori e note di lievito, mentre in bocca è molto fresco e strutturato, morbido e con un finale amarognolo.
Trentino DOC Muller Thurgau 2012 Bellaveder si presenta color paglierino scarico, con profumi di incredibile intensità, che ci ricordano fiori, aromi, frutta estiva ed esotica; in bocca è sapido e morbido.
Santa Colomba 2012 Cantina Sociale di Trento è ottenuto da un particolare incrocio di uve resistente alle malattie fungine; fermenta e matura in acciaio per circa 6 mesi; ha odori floreali e fruttati (pera) con leggeri sentori "saponosi"; in bocca è concentrato e fresco, quasi aspro. Più che altro è da seguire negli sviluppi futuri, ma alla Collega è piaciuto già allo stato attuale).


Trentatrè Vallarom (Avio) rientra in un progetto di alcune cantine trentine, ognuna delle quali - par di capire - utilizza più o meno lo stesso uvaggio di Moscato giallo al 50%, Nosiola al 40% e per il resto un'ulteriore varietà "antica" a scleta, in questo caso Verdealbara; la fermentazione avviene con lieviti indigeni e, poi, il vino passa dall'acciaio alla botte dove rimane per circa sei mesi; nel nostro bicchiere è giallo paglierino, di profumi parecchio intensi, da uva moscato, fiori e agrumi; in bocca è piuttosto equilibrato con un inatteso (ma leggero) sentore di uovo/zolfo (però all'Altra piace parecchio).
Chardonnay 2006 Mlecnik (Volcja Draga, Slovenia) è ottenuto da uva biologica, e si caratterizza, in fase produttiva, per una macerazione di pochi giorni sulle bucce e per la successiva maturazione per due anni in botte grande; il vino si presenta ambrato e torbido, molto originale ed intrigante sul piano olfattivo, dove i sentori di ossidazione si uniscono a note erbacee, di verdura lessa, frutta sotto spirito e di frutta secca (albicocche); al palato è abbastanza morbido, alcolico, ma anche discretamente fresco e sapido, ed emergono note più intense di vaniglia ed  un aroma vegetale che ricorda lievemente il carciofo, con un lungo finale amarognolo. Forse non particolarmente fine ma senza dubbio interessante.
Trentino DOC Marzemino d'Isera "Nailam" 2011 La Vis, è color rosso rubino intenso, di profumi fruttati (soprattutto di ciliegie) e floreali di viola, corpo medio, abbastanza equilibrato con una certa sapidità ed il tannino non eccessivo.
Trentino DOC Marzemino "Maso Romani" 2011 Cavit (Ravina) proviene dai vigneti attorno a Volano ed è fermentato e maturato in acciaio; ha colore rubino-violaceo, profumi di frutta (ciliegia) e viole con note vagamente affumicate (il che però non si spiega, tranne che con una nostra svista); al palato è equilibrato tra corpo, tannicità e leggera acidità.
Vallagarina IGT Sennen 2010 Maso Salengo (Volano) prende il nome dal vitigno, incrocio di Merlot e Teroldego frutto della sperimentazione del ricercatore Rebo Rigotti (il cui fratello si chiamava, appunto, Sennen); il vino ha colore rosso rubino di media intensità e profuma di ciliegie e frutti di bosco; in bocca è leggermente tannico ma asprigno e beverino. Semplice e godibilissimo.
Trentino DOC Superiore Marzemino dei Ziresi 2010 Maso Salengo, di colore rubino, odora di viola e frutti di bosco; in bocca, il corpo pieno è in buon equilibrio con la freschezza e la lieve tannicità.
Trentino DOC Lagrein Dunkel "Mansum" Riserva 2010 Bellaveder è uno dei preferiti della giornata; ha colore rubino intenso, odore di frutti di bosco con note vanigliate, vegetali-aromatiche e floreali, in bocca è strutturato, intenso e giustamente tannico.

lunedì 6 maggio 2013

Vinitaly (Sicitaly) 2013.

Quest'anno ci siam lasciati un po' andare. Pochi gli stand visitati, poche le fotografie scattate, troppi i vini ingurgitati senza sputacchio; e qualcuno, senza fare nomi, era già esaustA nel primissimo pomeriggio. Vabbè, almeno abbiamo messo un po' il naso nel mondo dei vini siciliani.

Come al solito, la prima capatina è stata al padiglione Agrifood, dove, tuttavia, anziché mettere nello stomaco qualcosa di solido - come da buoni propositi - abbiam subito cominciato a darci dentro con la birra. Certo, i produttori presso cui siamo capitati meritavano proprio (e non mancheremo di inserirli nei prossimi programmi di viaggio): sia il bergamasco Elav, con le sue birre luppolate anglo-americane, sia il romano Birradamare, di cui abbiamo provato due "birrette" di stile ceco-tedesco, essenziali ma di gran personalità e pure ben fatte (almeno a parere di uno che non ne capisce).

Insomma, un po' la qualità dei prodotti, un po' la cortesia e la cordialità degli standisti-birrai, mi è balenata persino l'idea di passare la giornata là, a chiacchierare e sgargarozzare in pace...


Alla fine, sfortunatamente rinsaviti, abbiamo fatto leva verso le cantine siciliane, sia quelle ghettizzate nel VIVIT, sia quelle ospitate dal padiglione della Regione. A queste dedichiamo i nostri appuntini.
Terre siciliane IGT Bianco SP68 2012 Arianna Occhipinti (Vittoria, RG), da uve Albanello e Moscato di Alessandria, fermenta con lieviti indigeni (come tutti i vini di questa cantina, del resto), macera sulle bucce per 10 giorni e, dopo la svinatura, matura per 6 mesi in acciaio; di colore paglierino scarico, al naso floreale con note di zolfo, in bocca morbido ma piacevolmente acido. 


Terre siciliane IGT Nero d'Avola e Frappato SP68 2012 Arianna Occhipinti, con macerazione sulle bucce di 30 giorni e maturazione di 6 mesi in acciaio; ha un colore rubino, profuma di frutti di bosco ed erbe aromatiche, è fresco ed acido e leggermente astringente. 
Sicilia IGT Frappato 2011 Arianna Occhipinti rimane sulle bucce per ben 50 giorni, seguiti da 14 mesi in botti di rovere di Slavonia e due mesi in bottiglia; al naso, si incrociano i profumi di frutta e le note di evoluzione in legno, con sentori erbacei e di zolfo (che ricordano, questi ultimi, la verdura bollita); di corpo medio, è morbido ma con una netta astringenza.
Sicilia IGT Grotte Alte 2008 Arianna Occhipinti, vino da uve Frappato e Nero d'avola che, dopo una macerazione sulle bucce di 40 giorni, trascorre 4 anni in botti di rovere di Slavonia (peraltro, dovrebbe essere un Cerasuolo di Vittoria, eppure riporta la denominazione generica, perché?). Al naso è molto intrigante, con frutta e spezie ma anche note floreali e di idrocarburi; il corpo è medio-leggero ma sono ben percepibili l'acidità ed i tannini.
Cerasuolo di Vittoria Cl. DOCG 2010 Cos (Vittoria), con il 60 % di Nero d'avola ed il 40% di Frappato, entrambi fermentati in cemento, poi, mentre il Frappato rimane nelle vasche, il Nero d'avola passa in botti di rovere per 18-24 mesi; ha colore rubino piuttosto intenso, e profumi di ciliegie e amarene, legno e spezie; di corpo medio, è abbastanza morbido e leggermente tannico. 
Sicilia IGT Grillo 2011 Barraco (Marsala), ottenuto con fermentazione spontanea in acciaio, dove rimane fino al giugno successivo alla vendemmia; la macerazione sulle bucce di circa quattro giorni gli conferisce un brillante colore dorato ed un notevole carattere; profuma di idrocarburi e frutta secca (nocciole ed albicocche), con inaspettati sentori di ossidazione; al palato è aspro e sapido, dal netto finale amarognolo.
Sicilia IGT Catarratto 2011 Barraco ha modalità di vinificazione analoghe al Grillo: ne risulta un vino dorato, con profumi floreali e vegetali, salmastri e di frutta secca; in bocca è sapido e quasi asprigno, ed emergono sentori di albicocca e litchi.

Sicilia IGT Zibibbo Barraco, vinificato come sopra, di colore dorato, ha odori di erbe aromatiche e bergamotto, oltreché balsamici, ed un gusto prevalentemente sapido.
Sicilia IGT Nero d'avola 2010 Barraco, fermentato spontaneamente in acciaio, dove macera sulle bucce per circa due settimane e, poi, matura per circa un anno; ha colore rosso porpora, al naso è fruttato di ciliegie e more, aromatico e speziato (l'esaustA sente anche dell'incenso); in bocca è caldo e morbido, strutturato ed astringente.
Etna DOC bianco Ante 2011 de I custodi delle vigne dell'Etna (Castiglione di Sicilia, CT), con il 70% di Carricante e la restante percentuale in Minnella e Grecanico; dopo la fermentazione in botte, matura in vasche di cemento e di acciaio per circa un anno; vino dal colore paglierino-verdognolo e dai profumi fruttati e lievemente speziati, in bocca è molto equilibrato, fresco ed acido, sapido e strutturato.
Etna DOC rosato Alnus 2011 I custodi delle vigne dell'Etna non sappiamo da quali uve sia ottenuto (sicuramente, da disciplinare, almeno l'80% di Nerello Mascalese); ha colore cerasuolo ed odora di amaretto e nocino, in bocca spicca l'acidità, con leggera tannicità ed amarezza finale.
Etna DOC rosso Aetneus 2007 e 2008 I custodi delle vigne dell'Etna, ottenuto per l'80% da Nerello mascalese e, per il resto, da Nerello cappuccio ed Alicante, con macerazione sulle bucce di circa 12 giorni in acciaio e maturazione di oltre due anni in barriques usate; l'annata 2007 ha un colore rosso rubino, profumi di frutta matura (ciliegie), legno e spezie da evoluzione; è intenso, tannico e persistente, piacevolmente armonioso; l'annata 2008 odora di frutta e zolfo e la notevole astringenza non ce lo rende ancora molgo godibile.


Etna DOC Bianco 2011 Tenuta delle Terre Nere (Randazzo, CT), uve Carricante al 60%, Catarratto al 25%, il resto Grecanico e Minnella; è gialllo paglierino-verdognolo, con profumi floreali ed aromatici, in bocca fresco e sapido ma abbastanza morbido.
Etna DOC Rosso 2012 Tenuta delle Terre Nere, con Nerello mascalese ed una piccola percentuale di Nerello cappuccio, maturato quasi un anno in botte grande di rovere, ha colore rubino, profumi di frutta matura e vagamente di mosto, in bocca è caldo ma acido ed astringente.
Etna DOC Rosso Guardiola 2011 Tenuta delle Terre Nere, di Nerello Mascalese e per il 2% Nerello cappuccio, maturato in botti di varia misura per 16-18 mesi, è di colore rubino, con profumi di marasca, pepe, e sentori aromatici, in bocca è spiccatamente acido e tannico.


Etna DOC Rosso 2011 Graci (Castiglione di Sicilia), 100% di Nerello mascalese, con macerazione di due settimane sulle bucce, fermentazione con lieviti autoctoni e maturazione di un anno in botti grandi di rovere; al naso la ciliegia si mescola con i profumi vanigliati, in bocca è più fruttato, dà sensazioni  di freschezza, sapidità ed astringenza.
Sicilia IGT Bianco Pomice 2011 Tenuta di Castellaro (Lipari), con il 60% di Malvasia delle Lipari fermentato in acciaio ed il 30% di Carricante fermentato in barrique, mentre il rimanente 10% è ottenuto da altre uve autoctone; ci troviamo profumi floreali, agrumati e note di albicocca; al palato è spiccatamente fresco, acido e salato.
Sicilia IGT Rosso Suber 2010 Daino (Caltagirone, CT) da uve Nero d'avola al 50%, Alicante al 30% e Frappato al 20%, con macerazione sulle bucce di 14 giorni e maturazione in botti piccole per un anno; di colore rubino, al naso mostra intensi profumi di frutta appassita, spezie e pepe, in bocca è potente, caldo ma anche acido ed astringente.
Sicilia IGT Chardonnay 2010 Tasca d'Almerita - Tenuta Regaleali (Sclafani Bagni, PA) fermenta e matura in piccole botti di rovere e vi rimane per otto mesi; di colore giallo-verdognolo, profuma di agrumi, frutta esotica e banana, oltre alla speziature da barrique, con calore e morbidezza equilibrati dall'acidità e da una leggerissima piccantezza.

Nel VIVIT, peraltro, incappiamo pure nel Taurasi DOCG 2008 Contrade di Taurasi (Taurasi), da uve (aglianico) fermentate con lieviti indigeni, con macerazione sulle bucce dura circa 15 giorni; il vino, maturato in legno per il 30%, ha colore rubino di media intensità, profumi fruttati di ciliegie mature, con note balsamiche, speziate e pepate; in bocca è bruciante, tannico e piuttosto morbido.

Per la cronaca, attraversiamo anche lo stand di Fontanafredda-Mirafiore, ma gli appunti non sono intelligibili...

mercoledì 17 aprile 2013

Tutto lavoro e niente formaggio?

Approfittando una volta tanto delle escursioni di lavoro, prolungo un po' fino a Grigno Valsugana per mettere il naso alla Casearia Monti Trentini, grosso caseificio trentin-vicentino che mi incuriosiva da un po' (come tutti i caseifici, in realtà) e dare così un senso alla giornata.
In vendita c'è una discreta varietà di formaggi, soprattutto freschi ed a breve maturazione, mentre quelli più stagionati - peccato - si contano sulle dita di una mano.
Ne prendo tre e, devo dire, il prezzo è veramente onesto. E almeno stasera non si mangia pesce.

Con Giannino-faccia-rossa cominciamo da "Le Malghe di Vezzena", ricavato da latte d'alpeggio dell'omonimo altopiano, prodotto nello scorso settembre e stagionato 7 mesi.
La crosta, ruvida ed elastica, è di colore paglierino con muffe bianche e verdi; la pasta invece, di colore paglierino scarico con sottoscrosta di medio spessore, è semidura, elastica e compatta; presenta un'occhiatura medio-grande, di forma irregolare, diffusa uniformemente sull'intero pezzo.
L'odore e l'aroma sono prevalentemente vegetali, di erba sia secca che fermentata, con note più tenui di latte cotto e profumi di sottobosco nel sottoscrosta; è di media dolcezza, acidità medio-bassa, sapidità media ed amarezza medio-elevata (un po' eccessiva), con una lieve piccantezza sullo sfondo; al palato è granuloso e deformabile, leggermente adesivo e poco solubile.

Proseguiamo con l'Asiago d'allevo vecchio, formaggio a pasta semicotta e semigrassa, stagionato per 14 mesi; è prodotto con latte crudo, parzialmente scremato, nonché caglio bovino e fermenti.
Le altre peculiarità produttive le ricaviamo dal disciplinare: la coagulazione dura 15-30 minuti a 33-37°C, dopo di che la cagliata è rotta in grani grandi quanto una nocciola e la temperatura viene innalzata a circa 47°C; messe in fascera, le forme rimangono per almeno 48 ore in locali freddi (10-15°C) ed umidi (80-85% di umidità relativa); si procede poi alla salatura e, infine, le forme sono avviate alla stagionatura, in magazzini con le stesse caratteristiche di umidità e temperatura di cui sopra.
Il nostro pezzo ha crosta liscia, rigida ed untuosa, di colore paglierino-ocra.
La pasta è anc'essa paglierina, di struttura semidura, abbastanza rigida e compatta; presente ed uniforme l'occhiatura, che ha dimensioni piccole e medie e forma irregolare.
Odora di latte cotto - Giannino dice anche panna cotta -, di foraggio secco e di un ulteriore profumo che è un misto di frutta secca e castagna bollita; il palato conferma tutto, aggiungendo una leggera nota di glutammato.
Il sapore è prevalentemente dolce, con bassa acidità e sapidità media; l'amaro c'è ma di scarsa intensità. In bocca è lievemente deformabile, di media solubilità e con cristalli di tirosina.

L'ultimo della lista è il Provolone valpadana piccante, formaggio semiduro e grasso, a pasta filata, stagionato per 3 mesi; è ottenuto da latte intero termizzato, con caglio di capretto o agnello e siero-innesto.
La nostra porzione, ricavata da una forma "a salame", ha crosta color paglierino scarico, sottile, elastica, liscia ed un po' unta. La pasta ha lo stesso colore della crosta, è semidura, compatta e deformabile, con occhiatura di piccole dimensioni, a forma regolare, diffusa uniformemente ma piuttosto rada; presenti alcune piccolissime sfoglie.
Al naso sentiamo latte e burro cotti, vegetale secco, verdura lessa e note vagamente tostate. In bocca è di dolcezza e sapidità medie, leggermente acido e con una tenue piccantezza; si avvertono aromi di formaggino, vegetale cotto e (forse) spezie; è deformabile e mediamente solubile.

Abbastanza azzeccato (tranne che con il "malghe di vezzena", troppo amarognolo) l'abbinamento a Trentino DOC Rosso dei Sorni 2011 La-vis, uvaggio di teroldego e lagrein maturato per 3 mesi in rovere, sarà pure rappresentativo del territorio ma, di sicuro, non ci lascerà un ricordo indelebile. Colore rosso rubino-violaceo intenso, profumo di frutti di bosco e viole, leggermente speziato, in bocca è di corpo medio, vellutato (anche troppo), con un leggero contrappunto di acidità e tannicità (grossolana).

martedì 9 aprile 2013

Studi veronesi.

Breve ma proficua scorribanda fuori regione, a caccia di esemplari di quella piccola produzione casearia della Lessinia che prende il nome di Monte Veronese DOP.
Finiamo a Roncà (VR), presso lo spaccio del caseificio La Casara: un ambiente minuto ma straripante di formaggi, soprattutto locali, piemontesi e francesi (tutti in stato di conservazione ammirevole, altro che le forme collassate che si trovano così spesso nelle rivendite "specializzate"); e dietro i banconi una truppa di commessi amichevoli e preparati, uno dei quali prepara un tagliere di formaggi davvero gargantuesco...
Io e quella-che-non-ride-mai, come al solito, ci riforniamo di dosi sufficienti a sfamare una tribù.


Ci soffermiamo comunque soltanto sul Monte Veronese d'allevo, formaggio a coagulazione prevalentemente presamica, semigrasso e semicotto, del quale proviamo l'intero spettro delle stagionature disponibili.
Tutte le forme, del peso di 6-9 kg circa, sono ottenute con latte parzialmente scremato di razza frisona, crudo, con l'aggiunta di fermenti lattici prodotti in loco da lavorazioni precedenti, coagulazione con caglio di vitello a 34°C circa per 25-30 minuti, poi cottura di 20' circa a 46-48°C, spurgo di 24 ore negli stampi e, infine, salatura.

Ecco imbandita la tavola per la cena!
Si comincia con la versione a 3 mesi di stagionatura, che si presenta di forma regolare, cilindrica, con la faccia superiore convessa, la crosta sottile ed elastica, dal colore non uniforme, paglierino con macchie bianche e marroni.
La pasta è di un giallo paglierino pallido, con sottocrosta di medio spessore e, al tatto, struttura tenera, elastica e compatta; l'occhiatura è diffusa e di dimensioni piccole e medie; lascia percepire odori di latte cotto, burro cotto e panna, con evidenti sentori erbacei.
In bocca prevale la sensazione dolce, di media intensità, seguita da una bassa acidità e da una sapidità medio-bassa; è elastica e leggermente grumosa, non molto solubile.

Il pezzo stagionato per 6 mesi ha una pasta paglierina di poco più intensa, con piccole occhiature diffuse in modo non uniforme; si avvertono profumi di latte cotto e formaggino, di vegetale secco e pure frutta secca.
Anch'esso di media dolcezza e bassa acidità, ma la sapidità ha intensità media, un po' più elevata del precedente; in bocca la struttura è semidura, deformabile, adesiva e di scarsa solubilità.

Il formaggio di 12 mesi è ancor più interessante.
La crosta è cappata con olio, di colore tendenzialmente marrone-ocra ma non uniforme.
La pasta ha colore giallo-paglierino scarico, con spesso sottocrosta e puntini bianchi di tirosina ben visibili; l'occhiatura è piccola, irregolare, uniformemente diffusa; struttura dura e rigida.
Dà il meglio di sé al palato, dove il profumo prevalentemente glutammato lascia spazio ad aromi di latte cotto e vegetale secco, acompagnati da sentori di pesce secco e note tostate; la dolcezza è media, l'acidità medio-bassa, la sapidità elevata e persistente. Nonostante la maturazione, la solubilità rimane però medio-bassa.

Infine, c'è il Monte Veronese d'allevo di malga, presidio Slow Food a latte d'alpeggio, stagionato addirittura per 17 mesi. La crosta è ocra con macchie marroni, mentre la pasta è giallo paglierino intenso, quasi dorato, al tatto dura e rigida, con medio sottocrosta ed occhiatura rada, piccola ed irregolare.
Sotto il profilo olfattivo è il più intrigante di tutti: tra olfatto ed aroma distinguiamo note lattiche (cotte) e vegetali, il glutammato, sensazioni di frutta secca, frutta tostata (mandorla) e pure vaghi sentori speziati; peraltro, il gusto sembra più equilibrato del precedente, con una dolcezza media, acidità bassa e sapidità medio-alta, nonché lieve piccantezza; è secco, grumoso e con cristalli di tirosina.

Tutto è accompagnato dal Valpolicella Classico Superiore Taso 2009 Villa Bellini, vino proveniente da un piccolo fondo di sei ettari sulla collina di Castelrotto, nel comune di San Pietro in Cariano, nei pressi di un'antica villa in parte ristrutturata.
Il terreno tufaceo viene coltivato a vite, per lo più Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara; alcuni vigneti, quelli impiantati dagli anni '90 in poi, sono allevati ad alberello, mentre gli altri, vecchie pergole che risalgono anche a 100 anni fa, sono stati lasciati pressoché intatti anche nel sistema di allevamento. Tutto secondo il metodo biologico.
Per la vinificazione, parte dell'uva viene fatta appassire per breve tempo nel fruttaio; la fermentazione avviene senza aggiunta di lieviti e il vino, dopo una breve macerazione di 15-20 giorni, rimane in piccole botti di rovere per almeno 24 mesi.
Il Taso che ci troviamo tra le mani è rosso granato non particolarmente intenso; ha odori intensi di ciliegia e prugne sotto spirito, con note alcoliche quasi pungenti, accompagnati da sentori di vaniglia e da una sensazione vagamente vegetale; in bocca è leggermente morbido ma, soprattutto, energico, con buona acidità e sapidità, tannini evidenti e comunque delicati, bruciante e leggermente piccante. L'alcol per vol. è ben 13,5%!
Si abbina abbastanza bene ai formaggi più stagionati. Certo... 28 euro in cantina sembrano comunque un prezzo un po' esagerato...

domenica 17 febbraio 2013

Furli & formai.

Era parecchio che non si tornava alla Bottega Trentina e, anche stavolta, l'istrionico gestore tira fuori dal suo cappello-bancone (pur meno fornito del solito) due formaggi di carattere, degni protagonisti della nostra cena.

Il più giovane è il Formae Val Fiemme del Caseificio Sociale "Val di Fiemme" Cavalese, con latte vaccino crudo proveniente dalle malghe della vallata. Ha circa cinque mesi di stagionatura.
La crosta, colore paglierino intenso, è liscia, dura e sottile, con piccole chiazze di muffa bianca e verde.
Il colore della pasta è invece giallo paglierino scarico; di struttura liscia e compatta, semidura, deformabile e leggermente umida, con occhiatura grande ed irregolare, diffusa ma solo nella parte inferiore della fetta.
Gli odori sono piuttosto netti ed intensi: latte e burro cotti che si fondono a note di erbe aromatiche, soprattutto di salvia.
In bocca continuano gli stessi profumi, pur con la prevalenza vegetale; l'attacco è dolce, con una leggera acidità che lascia subito posto a sapidità e piccantezza; il finale è un po' amaro. Si conferma mediamente duro e compatto, deformabile e di discreta solubilità.

Il Vezzena di Malga del Caseificio degli Altipiani e del Vezzena (Lavarone) è, invece, un presidio Slow Food; anch'esso da latte bovino di alpeggio, proviene tuttavia da ben 18 mesi di stagionatura.
La sua crosta è dura, rigosa, rigida, secca e con una leggera trama di tela, di colore ocra, ed è accompagnata da uno spesso sottocrosta.
La pasta, che si presenta con un colore paglierino carico, è rigida, secca e deformabile, con occhiatura irregolare e di media grandezza, rada e non uniforme.
Al naso si percepisce appena l'odore lattico cotto, coperto da quelli di erba e di dado-animale. I sapori sono più intensi del precedente, con inizio dolce, una leggera acidità ed una forte sapidità accompagnata da piccantezza, con un tenue amarognolo finale. In bocca il latte scompare e rimangono aromi vegetali e di glutammato. Di struttura compatta, dura e leggermente solubile.
In definitiva, sembra molto equilibrato e, soprattutto, con ogni caratteristica ben calibrata ed al posto giusto. E', credo, uno dei più gustosi Vezzena mai assaggiati.

Quest'ultimo cacio, peraltro, si dimostra anche un ottimo abbinamento per il vino della serata, il Rosso Furli 2009 di Maso Furli. A dire il vero, tutto questo post è stato buttato giù solo per scrivere - finalmente - due parole sugli ottimi vini di questa cantina di Pressano.
Ebbene, l'unico vino rosso prodotto dal titolare-enologo-onemanband è ottenuto da Cabernet Sauvignon (90%) e Merlot (10%), fermentati in acciaio e maturati in legno. Di colore intenso, tra il rubino ed la porpora, ha profumi di frutta matura e sotto spirito (ciliegie e more) piacevolmente amalgamati con note affumicate e lievemente speziate. L'impatto al palato è fresco, energico e morbido (quasi "polposo"), piacevolissimo, seguito da una leggera sapidità e da notevole (ma non aggressiva) tannicità; anche l'alcol è sin dall'inizio in buona evidenza. E' un vino ricco e vivo, e rischiamo di finirci l'intera bottiglia, cosa che vale, del resto, per tutti i prodotti di quest'azienda.

venerdì 18 gennaio 2013

Merano Wine Festival 2012

Bisogna ammetterlo, il Merano Wine Festival 2012 sarà un evento memorabile. Non per la sua estetica elitaria, fatta di lustrini e livree, e nemmeno per la terribile calca (da manifestazione eno-gastronomica più scazzottata di sempre). Noi enofili di scarsa esperienza lo ricorderemo, invece, come il primo (atteso) approdo ai grandi vini francesi.
A questa nazione, infatti, vengono dedicati due ampi settori del Kurhaus: da un lato, l'area dei produttori stranieri (dominata proprio dalla Francia); dall'altro, il salone ospitante l'Union des Grands Crus de Bordeaux (sorta di associazione di promozione dei cru bordolesi). Insomma, un'ottima occasione per approfondire le nostre conoscenze etiliche, con vini che chissà quando (e se) avremo l'opportunità di riassaggiare.
Tali libagioni degustazioni, però, richiedono un'accurata preparazione... Così, concediamo ai nostri stomaci una propedeutica passeggiata nell'area gastronomica.
Qui, pilucchiamo un po' di tutto, dai gustosi taralli pugliesi di Schiralli-Crudo (Bitetto - Bari) e, soprattutto, di Miliarium (Cerignola - Foggia), ai salumi dell'azienda Mezzaluna di Fermo (il ciauscolesco stand della ditta di catering Torbidoni è invece assediato ed inavvicinabile); dai pecorini Marovelli di Vibbiana (Lucca) alle mele marchiate Sudtirol, fino ai saporiti dolci altoatesini del panificio Erb (Merano).


Scopriamo anche - finalmente! - il gusto del tartufo bianco, grazie ad una crema dal sapore delicato e delizioso, prodotta dalla S.Z. Tartufi di Atessa (Chieti).
Ritroviamo addirittura il Varnelli (dell'omonima distilleria in provincia di Macerata), affezionato compagno di vecchie spanzate marchigiane.
Come ovvio, la qualità dei prodotti non è sempre di alto livello e, per due volte, dietro apparenze fastose, troviamo panettoni e biscotti assolutamente mediocri.
L'unica vera delusione, però, deriva da quel dannato banchetto traboccante di formaggi (dell'affinatore De' Magi), i cui responsabili ci snobbano miseramente, probabilmente a causa del nostro aspetto poco autorevole (torneremo più volte nel corso della giornata... e mai ci rivolgeranno la parola).
Ci rifacciamo mettendo in corpo qualche birra e... ammirando il ragazzo belloccio della Bruton (basta, la prossima volta la Stagista resta a casa!).
Poi, finalmente, muoviamo verso la Francia.

La prima missione qui è: conoscere lo champagne. Non è facile, ché tutti i banchetti sono saldamente protetti da barriere di bevitori. Riusciamo comunque a conquistare qualche assaggio.
Champagne AOC Brut Chardonnay Mill. 2005 Nicolas Feuillatte. Rimasto sui lieviti per 5 anni. Colore paglierino-dorato scarico, quasi privo di bollicine (almeno, nel nostro bicchiere); al naso rilascia note leggermente floreali e fruttate, in bocca è vivace, fresco e sapido, con aromi di mandorle e miele.


Champagne AOC Grand Cru Chardonnay Mill. 2004 Nicolas Feuillatte. Rimasto sui lieviti per 6 anni. Color paglierino scarico, presenta un'effervescenza leggera e fine; odora di agrumi e frutta esotica; in bocca è sapido ma senza eccessive spigolature, con ritorni di agrumi e frutta secca.
Champagne AOC Brut Sélection Pannier. Ottenuto da chardonnay (40%), pinot meunier (30%) e pinot nero (30%), vinificati in acciaio. E' giallo paglierino scarico, anche questo quasi senza bollicine; gli odori sono floreali, minerali e di lieviti; in bocca è spiccatamente acido, con sapidità leggera.
Champagne AOC Grande Reserve Brut Beaumont des Crayeres. Pinot Meunier per il 60%, Chardonnay per il 25% e Pinot Noro per il 15%. Di aspetto giallo paglierino pallidissimo, con bollicine fini, odore di frutta, brioche e burro, al palato è tendenzialmente acido e sapido.
Champagne AOC Extra Brut Blanc de Blancs Jean Dumangin. Ottenuto da solo chardonnay. E' dorato pallido, con odori floreali e fruttati (albicocca); buona freschezza e sapidità.

La seconda missione è: provare il provabile.
Vosne-Romanée AOC 2009 Domaine des Perdrix. E' la denominazione di un importante Village della Borgogna. Un Pinot nero di un bel colore rosso rubino, limpido; profuma di frutta sotto spirito (ciliegie acidule), spezie, legno affumicato; in bocca è dominato dall'acidità e da una delicata astringenza, leggermente sapido.
Bourgogne AOC Pinot Noir 2010 Seguin Manuel. L'uva, provieniente dalla Cote de Beaune, dopo la fermentazione matura in botti per una decina di mesi. Ne risulta un vino rosso rubino, con odori di frutta (ciliegia ed amarena) e fiori, che pari pari continuano in bocca; è fresco e beverino, sapido e lievemente tannico.
Alsace AOC Riesling Clos Mathis 2009 Domaine Ostertag. L'uva proviene da un vitigno in Ribeauvillé, con certificazione biodinamica, ed il mosto è fatto fermentare fino al giugno successivo alla vendemmia, mendiante lieviti "selvaggi". Il risultato è un vino di color paglierino scarico, con profumi minerali e fruttati (di agrumi), secco, fresco e piuttosto sapido.
Alsace AOC Gewurztraminer Vignoble d'E 2010 Domaine Ostertag. Anche quest'uva è coltivata con metodo biodinamico, in diversi vigneti attorno al comune di Epfig. La vendemmia è ritardata fino all'ultima settimana di ottobre per attendere la maturità fenolica dell'uva. Il vino è giallo pallido ma luminoso; ha sentori di agrumi, fiori bianchi e miele; in bocca è spiccatamente dolce e di scarsa acidità.
Alsace AOC Riesling Enchenberg Vieux-Thann 2007 Chateau d'Orschwihr. Il produttore guadagna subito il nostro rispetto, evidenziando in etichetta l'assenza di qualunque "chaptalisation". Bel colore dorato e brillante, profumo di agrumi e idrocarburi, in bocca è vivo ed energico, con buona sapidità e grande freschezza.
Alsace AOC Riesling Grand Cru Pfingstberg 2005 Chateau d'Orschwihr. Uno dei migliori assaggi di questo Festival! Di colore dorato e cristallino, al naso mostra note di idrocarburi, di fiori e di agrumi; in bocca inizia con una leggera dolcezza ma si fa subito vivo con spiccata acidità e gran salinità.
Alsace AOC Gewurztraminer Bollenberg 2010 Chateau d'Orschwihr. Colore dorato, profumi tipici varietali, oltre che di albicocca e frutta esotica; sapore leggermente dolce ma, al contempo, gustosamente fresco e sapido.


La curiosità alcolica ci spinge anche ad una capatina nell'unico (credo) banchetto spagnolo, quello di Perez Barquero, per un fugace assaggio del suo famoso Jerez.
In particolare, ci buttiamo sul Pedro Ximénes Gran Barquero, unico Jerez ottenuto, per l'appunto, dall'uva Pedro Ximénes, appassita, fermentata, poi fortificata con alcol e, infine, ossidata in botti di quercia per 4-6 anni, con il complesso ed affascinante metodo "solera y criaderas". Il vino ha un colore marrone-rossastro, quasi nero, tipo prugna appassita. La prugna secca - e in generale la frutta appassitta - è evocata anche dagli odori, assieme a note di caffè e di legno. La dolcezza e la lieve acidità del sapore si accompagnano ad una struttura densa e sciropposa, con evidenti sensazioni di bruciore che derivano dall'alto grado alcolico finale (16% ABV).

Con estrema riverenza, passiamo quindi nella sala dell'Union des Grands Crus de Bordeaux.
Saint-Emilion AOC Grand Cru 2008 Chateau Angelus, taglio di 58% Merlot e 42% Cabernet Franc; maturato in barrique nuove per 18-24 mesi. Il colore è rubino con netti riflessi violacei; si avvertono odori fruttati, affumicato-tostati e speziati (soprattutto vaniglia); in bocca predominano l'acidità e l'astringenza.
Saint-Emilion AOC Grand Cru 2008 Chateau Trotte Vieille, taglio di Merlot, Cabernet Franc ed una piccola percentuale di Cabernet Sauvignon; rimasto per 18 mesi in barrique nuove. Colore rubino con sfumature granate, odora di frutta, legno e vaniglia; sensazioni fresche e tanniche equilibrate da una certa morbidezza.
Pomerol AOC 1999 Chateau Gazin, taglio di 85% Merlot, 12% Cabernet Sauvignon e 3% Cabernet Franc, tenuto in barrique per crca 18 mesi. Colore rosso rubino intenso, profumi di frutti di bosco e ciliegie, con note affumicate non ben definite; in bocca sensazioni acide e tanniche ben armonizzate.
Pomerol AOC 2007 e 2008 Chateau La Croix de Gay, taglio con 95% di Merlot e 5% di Cabernet Franc, 18 mesi in barrique. Entrambe le annate si presentano di colore tendente al granato e di analoghi profumi fruttati e tostati; in bocca, più duro il 2007, tra acidità e tannicità, mentre il 2008 è tannico ma rotondo.
Pomerol AOC 2007 Chateau Le Bon Pasteur, prevalentemente Merlot con modesta quantità di Cabernet Franc, con maturazione per 15-18 mesi in barrique nuove. Il colore è rubino torbido; al naso i sentori fruttati lasciano ampio spazio alle spezie (sentiamo vaniglia e pepe) ed alle intense note tostate; al palato è tannico e leggermente amarognolo.

Margaux AOC 2004 Chateau du Tertre con il 37% di Merlot, il 33% di Cabernet Sauvignon ed il 30% di Cabernet Franc, passa 15-17 mesi in barrique. Colore rosso rubino con sfumature granate, al naso frutti rossi e tostatura, in bocca poco acido, dominato da sensazioni tanniche.
Margaux AOC 2004 Chateau Giscours, con il 60% di Cabernet Sauvignon ed il 40% di Merlot, maturati per 15-18 mesi in barrique. Colore rosso rubino intenso, naso di frutta matura, in bocca denso e corposo ma con una buona freschezza ed una tannicità morbida ma evidente.
Margaux AOC 2006 Chateau Lascombes è ottenuto da un taglio di 50% Merlot, 45% Cabernet Sauvignon e 5% Petit Verdot, maturato in barrique per 18 mesi. Colore rosso porpora intenso e luminoso, profumi di frutta sotto spirito (ma sembra anche di limone), di fiori (forse di rosa) e leggere note tostate e speziate; la struttura morbida e vellutata si accompagna ad una piacevole freschezza acida, seguita da delicate sensazioni tanniche. La grande armonia in bocca gli fa vincere la nostra piccola classifica dei bordolesi.
Pauillac AOC 2010 Chateau Grand-Puy Ducasse, da un taglio di 60% di Cabernet Sauvignon e 40% Merlot, in barrique per circa 18 mesi. Colore rubino, naso di frutta, spezie e vaghi sensori salmastri, al palato è dominato dall'asprezza e dalla tannicità, sostenute dalla struttura corposa.

Pauillac AOC 2006 Chateau Lynch-Bages, taglio di 73% Cabernet Sauvignon, 15% Merlot, 10% Cabernet Franc e 2% Petit Verdot, maturato in barrique per 15 mesi. Di colore rosso rubino, profuma di spezie (soprattutto vaniglia) e di salmastro; in secondo piano le note fruttate; al palato è reso aggressivo dalla combinazione di tannini, sapidità e acidità.

Per concludere in bellezza, tuffiamo i nostri sensi annebbiati nel Sauternes.
Sauternes AOC Chateau Guiraud, con il 65% di Semillon ed il 35% di Sauvignon blanc.
Il millesimo 2009 è color giallo paglierino carico, con profumi intensi di frutta secca (in particolare di albicocca) e miele, corpo denso, sapore dolce e sensazione alcolica ben equilibrate da un'acidità che si mette in mostra.
Nel millesimo 1998 il colore vira sul dorato, i profumi più riconoscibili sono mela, pera e spezie (zafferano), al palato è invece più simile al precedente: denso, dolce ma al contempo piacevolmente acido.
Dopo cotanto sforzo degustativo, le nostre capacità percettive, già di per sé inaffidabili, sono oramai partite per la tangente. Ci voltiamo verso l'uscita della grande sala francese, e già la tristezza comincia a montare... Per attutire il ritorno alla realtà, mettiamo almeno in gola altri due vini: Sauternes AOC Chateau Doisy Daene - anche in questo caso è netta la differenza aromatica tra il millesimo più recente (2004), prevalentemente fruttato, è la più risalente annata 1991, dominata dallo zafferano - ed il Sauternes AOC Chateau de Fargues, di un dorato più brillante dei precedenti ma un naso che ci sembra troppo orientato verso lo zafferano, in particolare il millesimo 2002.

domenica 30 dicembre 2012

Carosello al Roccabruna.

Ultimamente, c'è negligenza. In mancanza di grandi pasti da recensire, dedicandoci di questi tempi solo a brevi e fuggevoli assaggi, stiamo seguitando a rimandare ogni descrizione a tempi (mangerecci) migliori.
Tanti prodotti (e produttori), però, avrebbero meritato almeno un cenno a nostra futura memoria e, insomma, trascurarli è stato un peccato.
Inauguro quindi, per il futuro, un nuovo indirizzo redazionale: scrivere poco ma salvare tutto qualcosina in più, dall'oblio della mia testa vuota.
Ecco quindi due assaggi roccabruneschi.

Terradeiforti Valdadige doc Casetta 2007 "Foja Tonda" di Albino Armani (Dolcè - VR), recupera l'antica uva Casetta della Vallagarina, vinificata in botte grande; ha colore rubino, non particolarmente carico; profumi di media intensità, fruttati e speziati (ricordano in particolare l'amarena e la prugna in confettura, oltre che la vaniglia), con note vagamente affumicate e vegetali. In bocca è fresco, abbastanza sapido e leggermente tannico (ma in modo non aggressivo), di corpo medio-leggero, con una certa morbidezza; sulla lingua si avvertono sensazioni quasi piccanti; l'aroma vanigliato pare un po' slegato dall'insieme.

Trento doc Brut 823 Maso Michei (Ronchi di Ala), in realtà è un Dosaggio zero, frutto della collaborazione con la cantina Armani, ottenuto da pinot nero in purezza proveniente da vigneti a più di 823 m slm nei pressi del maso. Imbottigliato a primavera, dopo mesi di riposo sui lieviti, affina più di 20 mesi in bottiglia. Insolita anche la controetichetta, laddove reca - mai visto prima - la denominazione "trento d.o.c." anziché il marchio d'impresa "trentodoc". Il colore è giallo paglierino tendente alla sabbia (?); odora di pane, fiori, nocciole e mandorle; in bocca l'effervescenza è un po' aggressiva, il sapore è acido e persistentemente sapido, con finale amaro vegetale.